• Ismea, stabili i consumi domestici di carne bianca e rossa

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    Lievi variazioni, al rialzo o al ribasso, per gli acquisti di carne fresca, sia bovina che suina che avicola. Crescono i consumi di salumi, un prodotto versatile che meglio si presta alle nuove tendenze di consumo. Un tratto, questo, decisivo nell’orientare l’intera spesa alimentare secondo le ultime rilevazioni Panel Ismea Nielsen. Nel 2019 la spesa delle famiglie italiane per i prodotti alimentari è salita dello 0,4% ma nella seconda metà dell’anno c’è stato un netto calo che ha frenato lo slancio iniziale. Nel primo semestre, infatti, la spesa era salita dell’1,1%. Più che il reddito disponibile, hanno pesato i cambiamenti dei modelli di consumo, dove trovano più spazio pratiche antispreco e acquisti più razionali. Inoltre si tende a mangiare di più fuori casa. Sul fronte delle proteine animali ecco che le differenze tra i consumi di carne e salumi acquistano senso.  

    I salumi, infatti, come sottolineano i ricercatori, sono prodotti ‘pronti’, alla portata di tutti i portafogli, possono essere consumati negli spuntini, basti pensare ai taglieri degli aperitivi, e nei pasti fuori casa. Nel 2019 la loro spesa è aumentata dell’1,3% mentre nelle carni fresche c’è stato un calo dello 0,8%. Dopo la timida ripresa del 2017-18 per le carni bovine l’anno scorso c’è stato un calo di due punti percentuali dei volumi acquistati.

    Più lieve invece la contrazione degli acquisti per le carni avicole (-1%) ma la spesa risulta in leggero aumento, dello 0,6%. Ma non tutti i prodotti sono uguali: sono crollati i volumi acquistati di tacchino (-7,7%) mentre è importante la variazione degli elaborati e dei prodotti a valore aggiunto (+10%). Per la carne suina il calo degli acquisti ha superato i 4 punti percentuali mentre per la spesa il calo è stato dell’1,7%, più contenuto per via dell’aumento dei prezzi (sulle cui dinamiche ha pesato l’aumento di domanda cinese per la peste suina africana). Il settore della carne ovina e di coniglio ormai sono visti come di nicchia: il crollo delle vendite è notevole (-11% e -15%). 

    Lievi scostamenti caratterizzano anche il settore caseario. La spesa per latte e derivati è stabile: +1,6% per i formaggi duri, mentre per i semi duri è scesa di poco; invariati i formaggi molli e freschi.

    Bene il vino

    Il settore dei cereali è in ripresa, seppur di poco (+0,5%), dopo il calo del 2018 rispetto all’anno precedente. Il comparto supera gli 11 miliardi di euro, in particolare pane e sostituti, con numeri positivi per pasta fresca e piatti pronti. Tra frutta e verdura, per gli ortaggi c’è stato un aumento dei volumi consumati e della spesa dei surgelati (che richiama ancora una volta i nuovi comportamenti di acquisto). In discesa, invece, la spesa per la frutta (volumi in calo di 1,3 punti percentuali).  

    Negativo anche l’andamento della spesa di oli e grassi vegetali, con una delle peggiori campagne produttive dell’olio d’oliva (il calo generale è stato del 3,9%). All’opposto il trend delle bevande: +5,3% gli spumanti, +1,6% i vini (positivi soprattutto Dop e Igp).

     

    Foto: Pixabay

    redazione 05-03-2020 Tag: spesa alimentareIsmeacarnecarne rossapollocarne suina
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