• DopEconomy, nel 2018 3,6 miliardi di euro di esportazioni

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    Due prodotti agroalimentari su dieci esportati sono certificati con indicazione geografica. La DopEconomy continua a rappresentare una fetta importante dell’export di Food&Wine italiano, il 21% nel 2018. Ma sono dieci anni che l’Italia porta fuori dai propri confini una quantità sempre maggiore di Dop e Igp. Nel 2018 il valore del food esportato è pari a 3,6 miliardi di euro, +1,2% rispetto al 2017, secondo il Rapporto Ismea-Qualivita. Anche il vino segna un risultato lodevole: 5,4 miliardi di valore all’export, con un incremento del 3,5%.

    L’Italia esporta le sue eccellenze principalmente nell’Unione europea. Solo un terzo dell’export in valore valica i confini continentali. I mercati principali si confermano Germania (20%), Stati Uniti (18%) e Francia (15%). Poi Regno Unito, Spagna e Canada. Per il vino le prime tre destinazioni sono diverse: Stati Uniti, Germania e Gran Bretagna. Dei prodotti esportati uno su due è un formaggio. Seguono poi con il 24% gli aceti balsamici e con il 16% i prodotti a base di carne.

    In Veneto il maggiore impatto economico

    La produzione complessiva della DopEconomy, che sia destinata al consumo locale o alle spedizioni all’estero, ha una ricaduta eccezionale su tutto il territorio, naturalmente con delle differenze tra regione e regione anche per via della diversa concentrazione delle aree produttive di Dop, Igp ed Stg. A beneficiarne di più è il Nord Italia, dove si concentra il 65% del valore produttivo delle indicazioni geografiche. E infatti il podio è formato da Veneto, con 3,9 miliardi di valore alla produzione, Emilia Romagna, con 3,4 miliardi e Lombardia con 1,96 miliardi, tutte con un aumento rispetto al 2017. Chiudono invece Liguria, Basilicata e Molise con appena 37, 13 e 5 milioni di euro di impatto economico.

    Restringendo l’analisi solo al comparto agroalimentare la top 3 cambia e si allarga anche al Meridione, con Emilia Romagna, Lombardia e Campania. Quest’ultima, a differenze delle altre due, stabili rispetto al 2017, registra invece un vero e proprio boom, con +19% del valore alla produzione sul 2017.

    Il Veneto si riprende il podio con il vino, seguita da Toscana e Piemonte, rafforzando il suo primato con ulteriore incremento dell’8%. E sempre in questa regione si trova la prima provincia per ricaduta economica della DopEconomy: Treviso, seguita da Parma, Verona, Modena e Cuneo (nelle prime venti solo due del Sud, Trapani e Caserta). Il capoluogo trevigiano è primo anche per i vini (seguita da Verona, Cuneo, Siena e Trento), mentre per il food c’è una forte presenza emiliana e padana: Parma, Modena, Reggio Emilia, Brescia, Mantova (con tre province del Sud, Caserta, Napoli e Salerno, nella top 20).

     

    Foto: Pixabay

    redazione 28-04-2020 Tag: rapporto qualivitaIsmeaQualivitaexport agroalimentare
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