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Trasformare la crisi in opportunità

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In cinese la parola crisi si traduce con l’ideogramma “Wej-ji” che significa pericolo e opportunità. Spesso, nelle fasi di crisi come quella che oggi stiamo vivendo, la mente si blocca perché rimane focalizzata sui problemi: vede solo i pericoli e non si accorge delle opportunità. Facciamo un esempio pratico: molte aziende, a causa della crisi, hanno tagliato i budget destinati alla formazione delle risorse interne; ma quante tra queste aziende sanno che proprio in questo periodo sono stati stanziati centinaia di Euro per il finanziamento della formazione? Fortunatamente, non mancano gli esempi di realtà che hanno fatto della crisi la propria fonte di successo.

Potremmo citare la recente vicenda di Sergio Marchionne (A.d. Fiat) che ha colto l’opportunità di acquistare la Chrysler praticamente a costo 0; oppure potremmo raccontare la storia di Nokia che, da azienda specializzata nella lavorazione del legno e della cellulosa, ha dovuto lanciarsi in un mercato completamente diverso, quello della telefonia, a causa di una dura crisi, e oggi è il numero uno al mondo nel settore delle telecomunicazioni.


Oltre il proprio orticello


Una delle opportunità che la crisi offre è l’anno sabbatico, ovvero un periodo in cui le persone si prendono una pausa dal lavoro per dedicarsi alla propria crescita professionale e personale. L’anno sabbatico serve a gettare uno sguardo fuori dal proprio orticello, sperimentare e imparare cose nuove per esser più forti e preparati al rientro. Per ovvi motivi, non tutti possono permettersi il lusso di staccare dal lavoro di punto in bianco. In questi casi, l’alternativa è la formazione: come investire nella propria crescita senza muoversi da casa. Il punto è capire in quale tipo di formazione investire: che senso ha, per esempio, iscriversi a un master se poi non si riesce ad approfondire gli argomenti affrontati, o se dopo un mese ci si ricorda solo superficialmente ciò che si è studiato? Capire come strutturare e organizzare la propria formazione è fondamentale se l’obiettivo è di acquisire conoscenze e capacità realmente spendibili. Allora, come si può capitalizzare il tempo e le risorse investite nella formazione? La risposta è acquisire gli strumenti che facilitano e velocizzano l’apprendimento, cioè imparare ad imparare.


“All’affamato non dare il pesce, insegnagli a pescare”


Prendiamo l’esempio del seminario di “lettura veloce” di cui possiamo misurare i risultati e calcolare il ritorno economico. Al termine del corso, i partecipanti hanno almeno triplicato la velocità di lettura e l’indice di comprensione della lettura. Ciò significa che leggono il triplo di materiale in metà tempo in modo approfondito. In questo caso, è possibile misurare rapidamente il ritorno economico della formazione: basterà calcolare il risparmio di tempo dedicato alla lettura e tradurlo in risparmio monetario (ore lavorative risparmiate). Possiamo addirittura calcolare il R.O.I. (Return on Investment) del corso di “lettura veloce” che in media si aggira attorno al 500% (dati medi relativi ai risultati raggiunti dai partecipanti a seminari aziendali).


“Se la cultura costa, provate con l’ignoranza”.

Chi giudica la formazione solo dal punto di vista monetario, compie il grave errore di non prendere in considerazione il rovescio della medaglia: quanto costa il fatto di non essere aggiornati, non essere competitivi sul mercato, rimanere indietro rispetto alla concorrenza? In questi tempi di crisi, l’investimento più importante che possiamo fare è su noi stessi. Certo la formazione ha un costo, ma come ha detto il rettore della Harvard University: “se la cultura costa, provate con l’ignoranza”.

 

Foto: Pixabay

Massimo Soriani Bellavista – A.D. Creattività srl