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Patrick Vanden Avenne (Fefac): “Sostenibilità, sicurezza e qualità. Le parole d’ordine della mangimistica europea”

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Le preoccupazioni ambientali, la crisi economica, la sostenibilità demografica, la sicurezza alimentare e le sfide della scienza. Il presidente dell’organismo che raccoglie l’industria mangimistica europea, (Fefac-European Feed Manufacturers’ Federation), Patrick Vanden Avenne, traccia per il pubblico italiano le linee di sviluppo che l’industria dell’alimentazione animale si prefigge di realizzare per garantire un cibo che sia migliore, maggiore a livello quantitativo e sempre più sicuro per la salute dei consumatori.

1) Sette miliardi persone. La popolazione terrestre sta crescendo velocemente e il problema alimentare (correlato a quello ambientale) è il grande tema del secolo. E le persone devono mangiare per vivere. È in grado l’industria alimentare di assicurare il nutrimento per tutti gli uomini?
– Sì. L’industria alimentare mondiale (animale e umana) ha le conoscenze fondamentali e la capacità per venire in contro alla crescente domanda di cibo che raddoppierà da qui al 2050, stando alle stime della Fao. Per assecondare le preferenze e le necessità nutrizionali dei consumatori, i politici europei e quelli dei maggiori produttori agricoli devono coordinare le rispettive strategie agricole e alimentari, che devono essere improntate all’incremento della produttività agricola e al recupero dell’efficienza. Il processo di unificazione dei Ministri dell’Agricolutra del G-20, che si è avviato a L’Aquila nel 2008 al culmine della prima crisi globale dei prezzi sulle derrate agricole, ha già dimostrato una serie di iniziative davvero promettenti per un miglior coordinamento rispetto alla necessità di investire nell’innovazione e nella ricerca agricola come chiavere per incrementare la produttività e l’efficienza delle risorse.
 
 
2) Nutrizione. C’è un diffuso movimento che considera le proteine animali come “il male”. Queste persone pensano di dover mangiare solo vegetali o cereali, non carne. È una sorta di moda new-age. Come replica il presidente della Fefac a questa visione?
– La libertà di scelta è la chiave. C’è una libertà di consumo, esperita da una larga parte della popolazione globale che ha ottenuto l’accesso a una più ampia diversità di alimenti, sia vegetali sia di origine animale, come mai prima nella storia dell’umanità. In un rapporto Fao del 2009 sull’allevamento, il valore delle proteine animali, inclusive di pesce, prodotti caseari, uova e carne, era particolarmente sottolineato come presupposto per una dieta bilanciata, come il fatto, del resto, che l’allevamento animale permette il sostentamento di un miliardo di piccolo agricoltori e della loro famiglie.
3) Scienza. Il nodo qui è il ruolo che deve avere la ricerca genetica. Gli Ogm sono una risorsa dell’industria alimentare? Qual è la posizione della Fefac?
– Fefac sostiene la ricerca, l’innovazione e lo sviluppo, quali elementi chiave per un aumento della sostenibilità e produttività agricola. La ricerca genetica, sulle piante come sul genoma animale, è una delle più promettenti aree di ricerca, che può determinare un contributo reale alle necessità sociali verso lo sviluppo di nuove soluzione per migliorare la salute animale e delle piante, nonché aumentare il profilo nutritivo di vegetali e cereali per l’alimentazione umana e animale.
 
 
4) Economia. In questo periodo di crisi economica, il cibo è la prima priorità per molte persone. Qual è l’atteggiamento di Fefac sul controllo dei prezzi? La fluttuazione del prezzo dei cereali è una minaccia per la produzione mangimistica europea?
– Fefac ha da sempre supportato un’economia di mercato per i prodotti agricoli. Tuttavia, un’effettiva gestione delle crisi di mercato deve far parte della nuova Politica comune europea, come la volatilità dei prezzi testimonia. Gli allevatori non hanno al momento accesso a strumenti di gestione del rischio finanziario e di assicurazioni sulle fluttuazioni, le quali dovrebbero essere necessarie per fronteggiare gli scostamenti dei prezzi di cereali e proteine vegetali per fare in modo di non dover trasferire il rincaro delle materie prima sui prezzi poi pagati dai consumatori.
 
 
5) Europa. Le tre azioni che l’Europa deve attuare per migliorare la qualità del processo di produzione del cibo.
– L’Europa ha già un livello molto alto sulla qualità alimentare, grazie alle innovazione e all’efficienza dei partners della filiera zootecnia e alimentare. Il settore mangimistico e alimentare, tuttavia, può e deve migliorare ulteriormente il proprio sistema di auto-controllo, in stretta collaborazione con le autorità di controllo alimentari per assicurare che ogni rischio emergente relativo alla sicurezza alimentare possa essere scoperto ed eliminato per il prima possibile dalla catena produttiva, seguendo l’approccio piramidale, vale a dire i fornitori di ingredienti per mangimi devono progressivamente incrementare il loro programmi di monitoraggio e controllo per ridurre la probabilità che un rischio emergente possa essere trasmetto al mangimificio. La tracciabilità è un altro importante strumento per salvaguardare l’integrità del mangime e dei tutti gli elementi alimentare della catena fino al consumatore finale. L’industria alimentare, in generale, dovrebbe anche guardare alla proprie responsabilità quando fornisce co-prodotti direttamente agli agricoltori o all’industria mangimistica.
 
6) Mangimi, Le tre sfide più importanti per l’industria mangimistica del futuro.
– Le tre sfide sono:
sostenibilità e disponibilità delle materie prime per i mangimi, visto che la produzione passerà da circa 1 miliardo di tonnellate a 2 miliardi di tonnellate nel 2050
riconoscimento pubblico e reciproca fiducia tra produttore e consumatore nei confronti della sicurezza del mangime
miglioramento della cooperazione tra la catena mangimistica e quella alimentare per gestire le reciproche sfide di sicurezza attraverso un percorso professionale di costo-efficienza.

 1) Sette miliardi persone. La popolazione terrestre sta crescendo velocemente e il problema alimentare (correlato a quello ambientale) è il grande tema del secolo. E le persone devono mangiare per vivere. È in grado l’industria alimentare di assicurare il nutrimento per tutti gli uomini?

– Sì. L’industria alimentare mondiale (animale e umana) ha le conoscenze fondamentali e la capacità per venire in contro alla crescente domanda di cibo che raddoppierà da qui al 2050, stando alle stime della Fao. Per assecondare le preferenze e le necessità nutrizionali dei consumatori, i politici europei e quelli dei maggiori produttori agricoli devono coordinare le rispettive strategie agricole e alimentari, che devono essere improntate all’incremento della produttività agricola e al recupero dell’efficienza. Il processo di unificazione dei Ministri dell’Agricolutra del G-20, che si è avviato a L’Aquila nel 2008 al culmine della prima crisi globale dei prezzi sulle derrate agricole, ha già dimostrato una serie di iniziative davvero promettenti per un miglior coordinamento rispetto alla necessità di investire nell’innovazione e nella ricerca agricola come chiavere per incrementare la produttività e l’efficienza delle risorse.

 2) Nutrizione. C’è un diffuso movimento che considera le proteine animali come “il male”. Queste persone pensano di dover mangiare solo vegetali o cereali, non carne. È una sorta di moda new-age. Come replica il presidente della Fefac a questa visione?

– La libertà di scelta è la chiave. C’è una libertà di consumo, esperita da una larga parte della popolazione globale che ha ottenuto l’accesso a una più ampia diversità di alimenti, sia vegetali sia di origine animale, come mai prima nella storia dell’umanità. In un rapporto Fao del 2009 sull’allevamento, il valore delle proteine animali, inclusive di pesce, prodotti caseari, uova e carne, era particolarmente sottolineato come presupposto per una dieta bilanciata, come il fatto, del resto, che l’allevamento animale permette il sostentamento di un miliardo di piccolo agricoltori e della loro famiglie.    

3) Scienza. Il nodo qui è il ruolo che deve avere la ricerca genetica. Gli Ogm sono una risorsa dell’industria alimentare? Qual è la posizione della Fefac?

– Fefac sostiene la ricerca, l’innovazione e lo sviluppo, quali elementi chiave per un aumento della sostenibilità e produttività agricola. La ricerca genetica, sulle piante come sul genoma animale, è una delle più promettenti aree di ricerca, che può determinare un contributo reale alle necessità sociali verso lo sviluppo di nuove soluzione per migliorare la salute animale e delle piante, nonché aumentare il profilo nutritivo di vegetali e cereali per l’alimentazione umana e animale.

  4) Economia. In questo periodo di crisi economica, il cibo è la prima priorità per molte persone. Qual è l’atteggiamento di Fefac sul controllo dei prezzi? La fluttuazione del prezzo dei cereali è una minaccia per la produzione mangimistica europea?

– Fefac ha da sempre supportato un’economia di mercato per i prodotti agricoli. Tuttavia, un’effettiva gestione delle crisi di mercato deve far parte della nuova Politica comune europea, come la volatilità dei prezzi testimonia. Gli allevatori non hanno al momento accesso a strumenti di gestione del rischio finanziario e di assicurazioni sulle fluttuazioni, le quali dovrebbero essere necessarie per fronteggiare gli scostamenti dei prezzi di cereali e proteine vegetali per fare in modo di non dover trasferire il rincaro delle materie prima sui prezzi poi pagati dai consumatori.  

5) Europa. Le tre azioni che l’Europa deve attuare per migliorare la qualità del processo di produzione del cibo.

– L’Europa ha già un livello molto alto sulla qualità alimentare, grazie alle innovazione e all’efficienza dei partners della filiera zootecnia e alimentare. Il settore mangimistico e alimentare, tuttavia, può e deve migliorare ulteriormente il proprio sistema di auto-controllo, in stretta collaborazione con le autorità di controllo alimentari per assicurare che ogni rischio emergente relativo alla sicurezza alimentare possa essere scoperto ed eliminato per il prima possibile dalla catena produttiva, seguendo l’approccio piramidale, vale a dire i fornitori di ingredienti per mangimi devono progressivamente incrementare il loro programmi di monitoraggio e controllo per ridurre la probabilità che un rischio emergente possa essere trasmetto al mangimificio. La tracciabilità è un altro importante strumento per salvaguardare l’integrità del mangime e dei tutti gli elementi alimentare della catena fino al consumatore finale. L’industria alimentare, in generale, dovrebbe anche guardare alla proprie responsabilità quando fornisce co-prodotti direttamente agli agricoltori o all’industria mangimistica.  

6) Mangimi, Le tre sfide più importanti per l’industria mangimistica del futuro.

– Le tre sfide sono:sostenibilità e disponibilità delle materie prime per i mangimi, visto che la produzione passerà da circa 1 miliardo di tonnellate a 2 miliardi di tonnellate nel 2050riconoscimento pubblico e reciproca fiducia tra produttore e consumatore nei confronti della sicurezza del mangimemiglioramento della cooperazione tra la catena mangimistica e quella alimentare per gestire le reciproche sfide di sicurezza attraverso un percorso professionale di costo-efficienza.

 

 

s.p.