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Maurizio Martina: «L’etichettatura deve essere un’opportunità, non un freno per i mercati»

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Nel primo numero del 2014 Mangimi&Alimenti pubblichiamo l’intervista a Maurizio Martina, il nuovo ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, che ha risposto ancora in veste di Sottosegretario alle domande su temi importanti, come le nuove norme sull’etichettatura e gli strumenti economici per la ripresa. Ecco di seguito il testo dell’intervista.

Maurizio Martina, classe 1978, nato a Calcinate, in provincia di Bergamo, Sottosegretario alle Politiche Agricole, è uno dei più giovani esponenti del governo Letta. Studi all’Istituto Agrario, laurea in Scienze Politiche. Nel 2013 è stato rieletto Consigliere regionale della Regione Lombardia, carica dalla quale si è dimesso quando è stato nominato Sottosegretario. Con deleghe importanti tra le quali quelle relative al settore tabacchicolo, alla politica del settore dell’industria alimentare e alle problematiche relative al credito. Ancora più pesanti visto il momento storico per l’agroalimentare italiano, stretto tra la crisi dei consumi interni e il rilancio sui mercati internazionali. Con molte regole da scrivere e riscrivere, altre da far applicare.

Sottosegretario Martina, l’Unione Europea sta accelerando il passo sull’applicazione del nuovo sistema di etichettatura per i prodotti agroalimentari. Quali sono, secondo lei, i punti di forza e di debolezza di queste misure?
Il reg. 1169/2011 che assegna agli Stati membri la relativa applicazione in materia di etichettatura presenta effettivamente problemi da risolvere ed è bene che la Commissione lavori intensamente per risolverli. L’obiettivo deve essere quello di offrire linee guida applicative soddisfacenti ed in tempi congrui. È, infatti, noto che deve essere applicato entro fine anno.
Segnalo ad esempio due problemi che devono essere prontamente e positivamente risolti: l’origine allo stabilimento di produzione che deve coniugarsi al tema della origine delle materie prime, insieme alla questione dei prodotti allergenici.
L’etichettatura deve essere un’opportunità, non un freno alle possibilità di espansione del mercato. Infine sono convinto che dobbiamo lavorare tutti affinché le iniziative nazionali concorrano al positivo esito di questa vicenda, con la consapevolezza che la battaglia va vinta a Bruxelles.

Apportate le dovute correzioni, per l’Italia rappresenta una prospettiva positiva o negativa?
L’Italia ha solo interesse affinché il regolamento venga approvato e l’intera materia trovi soluzione positiva. Occorre non ingigantire la portata di una buona etichettatura dei prodotti e anche non sottovalutarne l’ importanza.
Sarà possibile distinguere il prodotto nazionale da quello di altri paesi in ordine alla origine e assegnare ai consumatori e al mercato un potere più elevato obbligando ad una superiore competitività e qualità tutto il sistema produttivo.
Anche per questo motivo occorre che il Ministero dello Sviluppo economico, capofila dell’Amministrazione insieme a Salute e Politiche Agricole, coordini l’azione in modo da valorizzare le nostre peculiarità evitando soluzioni troppo burocratiche e parzialmente penalizzanti.

La sfida è anche un’altra. Come si difende l’agroalimentare italiano sui mercati internazionali?
Con una politica agroalimentare che favorisca la internazionalizzazione delle imprese, con una capacità di fare sistema nella presenza sui mercati esteri, con la valorizzazione di capacità e distinguibilità delle nostre qualità. Con la ripresa economica interna ed il rafforzamento conseguente del sistema produttivo.

Il sistema agroalimentare italiano è fondamentale per l’economia, ma si presenta frammentato e spesso debole. È questa una delle cause della scarsa penetrazione sui mercati?
Indubbiamente sì, la penetrazione sui mercati ha bisogno di un Sistema, dove il “fare sistema” non vuol dire solo regolare contrattualmente le cose fra soggetti diversi, ma significa convergere su programmi e obiettivi.

Quali sono le cose da cambiare. Servono gruppi più forti, serve una filiera più organizzata? Che modello di sistema agroalimentare immagina?
La parte pubblica deve offrire occasioni di confronto, coordinare, avere attenzione per l’interesse generale. E da queste premesse desumere i punti sui quali dare corpo a una politica a favore di tutti gli operatori. Le forme di aggregazione dell’offerta e quelle per la costruzione di comuni convergenze possono essere agili e flessibili, purché siano riconosciute. Poi saranno autonomamente le forze economiche e le aziende, nonché il mercato, a determinare le migliori soluzioni.


Come si sostiene l’agroalimentare dal punto di vista dei meccanismi economici e di sistema: finanziamento alle imprese, accesso al credito, regole tra gli operatori?
Importante è avere chiaro l’indirizzo strategico che consenta anche alla politica di svolgere il proprio ruolo. Poi indubbiamente è necessario facilitare l’accesso al credito, favorire la nascita di strumenti a costi inferiori, applicare al meglio le opportunità che l’Unione Europea ci offre.
Una politica agroindustriale a favore delle imprese deve intervenire sul fronte dei costi, ridurre il cuneo fiscale, agire sul tema della semplificazione. In ultimo occorrerà verificare le esperienze nella applicazione dell’art. 62 sui tempi di pagamento.

Cosimo Colasanto Redazione