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Sfatato mito: il XX secolo non è “funesto” per la biodiversità

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Neppure i gusti globalizzati e i diktat del libero mercato sono riusciti a distruggere la biodiversità nell’ultimo secolo. Anzi, negli ultimi 100 anni le varietà di prodotti agricoli in commercio negli Usa, un mercato pari a 20 miliardi di dollari, sono addirittura aumentate, in parte grazie alle “valigie” degli immigrati. È questa la tesi controcorrente di un giurista dell’Università della Georgia, Paul Heald, che contesta l’idea diffusa che l’industria, l’inquinamento, l’avvento di multinazionali e biotecnologie siano stati un mix fatale per il patrimonio di biodiversità, a scapito delle coltivazioni più deboli o meno produttive. Un’opinione destinata a scatenare polemiche, anche perché Heald ha voluto investigare il fenomeno partendo da un confronto: lo studio di migliaia di varietà appartenenti a 42 diversi prodotti della terra, come grano o mele, “fotografando” la disponibilità in commercio in due diversi momenti, il 1903 e il 2004. Secondo lo studio, pubblicato sulla University of Illinois Law Review, in poco più di 100 anni l’offerta nei confini degli Stati Uniti si è allargata invece che impoverirsi: il 40% di nuovi prodotti è arrivato dalle importazioni, solo il 3% da nuovi brevetti e meno dell’1% con l’introduzione di nuove varietà grazie all’impiego delle biotecnologie. “Il 20° secolo è stato un secolo negativo per l’ambiente e questo ha comportato un’opinione simile riguardo all’agricoltura mai messa in discussione – spiega Heald -. L’afflusso di immigrati da Sud America e Asia con valigie piene di semi ha permesso di far arrivare negli Usa molto germoplasma nuovo”.

 

Foto: Pixabay

c.c.