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Dai campi all’Università: l’agroalimentare è la nuova salvezza?

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La crisi economica imperversa ancora, senza accennare a lasciare la morsa in cui ha stretto famiglie e imprese. Ma c’è un settore che sembra non accorgersi di tutto questo: è l’agricoltura, che sembra non risentire – o risentire molto poco – di questa sfortunata congiuntura economica nella quale ci troviamo a vivere ancora oggi, dopo diversi anni. Come spiega Giuseppe Pulina, coordinatore della Conferenza Nazionale dei presidi e dei direttori di Agraria e coordinatore del comitato scientifico di ASSALZOO, l’Associazione che riunisce le aziende produttrici di alimenti per animali, si può parlare dell’agricoltura come di un “settore anticongiunturale, in cui la crisi ha sì comportato un assestamento dei volumi e dei valori, ma rispetto alla recessione avvertita da altri settori ha riscontrato problematiche solo marginali, mantenendo nonostante tutto capacità produttive e occupazionali sopra la media”.


Quali sono stati i punti di forza del settore agricolo che hanno permesso di tenere testa alla crisi economica?
Diversi sono in particolare gli elementi che hanno guidato questo successo. Il primo è l’abbassamento dell’età media dei lavoratori e degli specialisti del settore grazie all’ingresso di molti giovani, che hanno portato nuove competenze e più informatizzazione, migliorando la produttività delle aziende agricole e posizionandole sul mercato globale. Un secondo fattore è la collocazione delle aziende agricole nei mercati di elite altamente specializzati; il terzo fattore sono le ristrutturazioni che molte aziende hanno affrontato con cambiamenti, seppur non imponenti, importanti, che hanno consentito loro di aumentare la produttività.


Dalla sua posizione di Coordinatore della Conferenza nazionale dei Presidi e dei Direttori di Agraria, qual è la situazione di questa tipologia di corsi di studio?
In questi anni di crisi economica è successo che i giovani hanno percepito nell’agroalimentare un’opportunità e si sono iscritti ai corsi di studio che rappresentano questo settore. Da quattro anni a questa parte c’è stato un aumento medio di iscrizioni del 20% annuo su scala nazionale. Un dato che fa ancora più scalpore se lo si inserisce nella situazione di generale calo di iscrizioni in cui versano le università italiane (80 mila iscritti in meno ogni anno). Anche in questo caso il settore dell’agroalimentare si è dimostrato ‘anticongiunturale’.


Quali sono le professionalità più richieste dal mercato del lavoro?
Secondo i dati raccolti l’84% dei nostri laureati trova occupazione a tre anni dalla laurea. E’ uno dei dati più alti tra tutte le lauree. Le professioni più richieste dal mercato sono Tecnologie alimentari, Scienze e tecnologie delle produzioni vegetali, Scienze e tecnologie delle produzioni animali e Scienze forestali.


Quali, invece, le professionalità più ambite dai giovani iscritti?
Tra le facoltà più ambite dai giovani iscritti ci sono Scienze gastronomiche, presente in due soli corsi in tutta Italia, Scienze della nutrizione e dell’alimentazione umana, in collaborazione con la facoltà di Medicina, e Scienze del paesaggio, in collaborazione con Architettura, il cui fine è quello di formare professionisti in grado di tutelare il paesaggio e il piano paesaggistico.


Che consigli darebbe ai giovani che si apprestano a entrare nel mondo dell’università?
Che se ci si vuole iscriversi ad Agraria si deve avere una vocazione: la vocazione è quella di sfamare il pianeta. Io proporrei agli agronomi il conferimento del Premio Nobel per la pace, perché è grazie a loro se dal 1960 a oggi sono stati risparmiati miliardi di vite umane – un traguardo irraggiungibile da qualsiasi altra attività umana.

 

Foto:  © pershing_Fotolia

Miriam Cesta – Redazione